Perché il beverage cost merita attenzione separata
Molti ristoratori calcolano il food cost con attenzione ma trattano le bevande come un dettaglio. Errore grave: in un locale medio, le bevande rappresentano il 25-35% del fatturato totale, con margini potenzialmente molto più alti rispetto al cibo — o molto più bassi, se gestiti male.
Il beverage cost si calcola con la stessa formula del food cost: costo delle bevande vendute ÷ ricavi dalle bevande × 100. Ma i benchmark sono diversi, e le leve per ottimizzarlo sono specifiche.
I benchmark di riferimento per tipo di locale
Non esiste un beverage cost "giusto" universale. I parametri di riferimento variano enormemente:
- Bar e caffetterie: 15-22%. Il caffè ha un costo materia prima bassissimo (0,07-0,15 euro per tazzina venduta a 1,20-1,50 euro), ma le bevande alcoliche alzano la media.
- Ristorante tradizionale: 25-32%. I vini al calice hanno margini eccellenti, le bottiglie in carta dipendono molto dal ricarico applicato.
- Pizzeria: 20-28%. La birra ha costi contenuti e buoni margini, le bevande analcoliche sono molto redditizie.
- Cocktail bar: 18-25%. I cocktail hanno margini alti se le dosi sono standardizzate, ma gli sprechi possono essere significativi.
- Pub/birreria: 28-35%. La birra alla spina ha un costo più alto della bottiglia ma un percepito di qualità superiore.
Come calcolare il beverage cost del tuo locale
Per un calcolo accurato, devi separare i costi delle bevande da quelli del cibo. Ecco il metodo passo per passo:
- Inventario iniziale: conta e valorizza tutte le bevande in magazzino, cantina e banco bar all'inizio del mese.
- Acquisti del mese: somma tutte le fatture di bevande ricevute nel periodo.
- Inventario finale: conta e valorizza le giacenze alla fine del mese.
- Costo delle bevande vendute = inventario iniziale + acquisti − inventario finale.
- Beverage cost % = costo bevande vendute ÷ ricavi bevande × 100.
Attenzione: se il tuo registratore di cassa non separa i ricavi food da quelli beverage, non puoi fare questo calcolo. È una delle prime cose da configurare.
Le cinque aree dove si perdono margini
Il beverage cost "reale" è quasi sempre più alto di quello "teorico" (calcolato sulle ricette). La differenza è dovuta a:
1. Dosi non standardizzate. Se i bartender versano a occhio, ogni cocktail ha un costo diverso. Un Negroni con 40 ml di gin invece di 30 costa il 33% in più di materia prima. Soluzione: jigger obbligatorio, ricette scritte con dosi precise.
2. Sprechi e versamenti. Birra alla spina con troppa schiuma, bottiglie di vino aperte e non vendute entro 48 ore, drink sbagliati rifatti. Ogni spreco va tracciato su un registro dedicato per capire dove intervenire.
3. Consumo del personale. Caffè, acqua, bibite: se non regolamenti il consumo dello staff, può incidere per l'1-2% del fatturato beverage. Definisci una policy chiara.
4. Furti e ammanchi. Purtroppo esistono. L'inventario mensile è il principale strumento di controllo: se il costo teorico è del 22% ma quello reale è del 28%, c'è un problema di 6 punti da investigare.
5. Ricarichi inadeguati. Il vino in carta è l'esempio classico: un ricarico del 200% su una bottiglia da 5 euro (venduta a 15) genera 10 euro di margine, ma lo stesso ricarico su una bottiglia da 30 euro (venduta a 90) può sembrare eccessivo al cliente. I ricarichi devono essere decrescenti al crescere del costo della bottiglia.
Strategie per migliorare il beverage cost
Ecco le azioni più efficaci, in ordine di impatto:
- Standardizza le ricette dei cocktail con schede tecniche che indicano ingredienti, dosi esatte e costo unitario. Un cocktail da 8 euro con un costo di 1,60 euro ha un beverage cost del 20% — perfetto.
- Rivedi la carta vini: elimina le referenze che non ruotano (il vino fermo in cantina è capitale immobilizzato) e aumenta i vini al calice (margine più alto, meno sprechi).
- Negozia con i fornitori: le bevande hanno meno deperibilità del cibo, quindi puoi acquistare volumi maggiori per ottenere sconti senza rischio di spreco.
- Forma il personale: insegna ai camerieri a proporre il vino al calice, i cocktail della casa (con ingredienti a basso costo) e le birre con il margine migliore.
- Monitora settimanalmente, non mensilmente: le bevande sono più facili da inventariare del cibo, e un problema individuato dopo una settimana fa meno danni di uno scoperto dopo un mese.
Il beverage cost nel business plan
Se stai preparando un business plan o una previsione finanziaria, usa questi parametri di riferimento per le proiezioni:
- Incidenza bevande sul fatturato totale: 25-35% (dipende dal tipo di locale).
- Beverage cost target: 20-25% per un ristorante, 15-20% per un bar.
- Margine lordo sulle bevande: 75-85% (contro il 65-72% del cibo).
Le bevande sono spesso la voce con il margine più alto del conto economico di un ristorante. Gestirle bene può fare la differenza tra un locale che sopravvive e uno che prospera.
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